A portata di fame

È la tua assenza ora a darmi la misura di ciò che sono.
Il segreto tra noi. Il bambino che terrò.
Non si può amare se non si è in grado di aprire le mani e lasciare andare.
Allora, lentamente, chiudo gli occhi e vedo una luce che non esiste eppure c’è.
Immagino un cielo giallo di luce e di azzurro tremante,
immagino di lasciarti andare lì, nella bellezza. Per questo so sorridere.
E non è senza difficoltà che compio il gesto di separare le dita, una alla volta, sentendo i più piccoli candori della mia pelle dividersi
e mentre la colla si sfalda, pulsa una verità che ha il sapore del sale degli occhi.
Una verità che amplia le mie percezioni rispetto a ciò che è, come se io dall’alto, ora, riuscissi a vedere tutto.
Ti perdo ti vivo ti amo in ogni lacrima che composta, precisa, preziosa abbandono.
Non mi resta altro modo di darti ciò che sento se non questo: ti piango perché è soltanto così che posso amarti. E per questo ora conosco un pianto che dona e mi fa sentire bellissima.

Poi ti guardo e ti vedo; come sei umana tu nel tuo viso stanco, scavato,
nei tuoi occhi che sono gli occhi di chi sta cadendo e silenziosamente abbozza una conversazione muta.
Tu non hai una voce, perché quel nodo è troppo grande per passare dalla tua gola. Dovrai scegliere cosa deglutire e cosa, invece, far uscire.
È sempre così, si sceglie sempre,
sempre,
nei giorni di mirtilli che colorano la lingua di viola,
nel tempo avido di promesse e pesante di responsabilità,
nell’estate che arriverà, comunque.
Si sceglie sempre. Io scelgo, ancora una volta, di rimanere accanto a te,
in un accanto che è fatto di distanza fisica ma non per questo è meno autentico.
Terrò il bambino, anche se per farlo mangiare dovrò lasciargli sempre, a portata di fame, la mia radice.
È un impegno, verso la cosa più preziosa che ho,
la cosa più bella di me,
perché è tuo e tuo soltanto, e io possiedo, rispetto questa certezza,
un senso di gratitudine che non ha misura, verso la vita che ci ha fatte incontrare.
La gratitudine, come la grazia, non si somma; nascono già piene.

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