Alla luce

Come i fiori rinchiusi dietro trasparenze di vetro tendono alla luce
io tendo a te.
Per preservare la vita del seme che hai lasciato in me.
È ispido sai, e nel suo crescere rigoglioso e noncurante,
mi buca il cuore. Oh sì, ti assomiglia.
Se ti guardi attorno puoi accorgerti che ogni cosa è poesia.
Che tutto germoglia, tentando di estrarre il possibile dal poco tempo concesso. Questa linfa, che ora mi sale dai piedi e mi percorre, la prendo dal terreno su cui tu hai camminato nei giorni lontani.
Anche la tua ombra mi nutre, minuziosa nel disegnare la tua forma come nessun’altra cosa è capace di fare.
La tua ombra attraversa l’aria spalmandosi ovunque,
sopra i muri che mi circondano e assorbono come spugne il mio dolore,
fino al punto del collasso che tremando sfiorano, senza raggiungere mai.
Ed è a volte fredda, come i venti che sollevano la neve graffiandomi il viso,
e ricordandomi sempre che tu esisti,  al di là del mio volere,
impregnando con la tua saliva la mia anima.
È solo per questo che le mie parole grondano te,
restituendomi la consapevolezza che niente, ora,
si avvicina a me come i giorni di incanto e malachite
che hanno calcificato le mie ossa e sostengono, in questo presente diluito in attese,
il mio lento, esitante cammino,
alla luce.