Marcire, cadere, morire

Anche le mie sigarette sono stanche
di accendersi e spegnersi perché non sanno più in che modo regalarmi tempo.
Ho sognato per noi una vita che non è questa,
un divenire contaminato dai riflessi verdi dei tuoi occhi
e quel che resta invece è una voragine sordida di disincanti e realtà
che non guardo perché
banalmente
non mi piace.
Non guardo i litigi, la rabbia, le aspettative spezzate
come grissini su una tavola che aspetta ancora di essere apparecchiata
e a cui io sto seduta, inamovibile.
Sono rimaste soltanto le briciole, le promesse che si sono mangiate il tempo
non restituendoci niente.
Il mio letto vuoto regge una federa di carta vetrata e quando mi sdraio, esausta,
mi sento dilaniare da quel che non è stato
che non sarà.
Io e te non avremmo dovuto amarci eppure l’abbiamo fatto
credendo forse di poter superare ogni cosa, anche le nostre divergenze più intime che si aprono
come binari del treno ad un bivio.
Sei andata avanti tu e io ferma guardo il pezzo di strada che abbiamo percorso insieme
e che nel retrovisore ora mi appare di polvere e frutti non colti.
Su quei rami desideri, speranze, pensieri raffermi
che ora bruciano sotto un sole che li cuocerà fino a farli marcire,
cadere,
morire.