Anche da qui

Gli istanti sgretolati di un tempo che non c’è, il bagliore, la luce tremula della lampada a gas: così forte l’odore di quel che non si vede, ci pensi?
Ho creduto che questo tempo fosse eterno, che il leggero spostarsi delle lancette di quest’orologio fosse in qualche modo incontaminato, semplice.
Ma non c’è niente qui, il risultato di ciò che non sta avvenendo è sterile, eppure tutt’ altro che innocuo.
C’è molta più verità in questi silenzi statici di quanta ce ne sia in parole dette con diffidenza, con il timore che niente sia vero, nemmeno la conversazione in cui queste parole si riversano senza possibilità di essere cancellate.
Non ti sto dicendo niente, eppure è il tutto che ti do.
Puoi scegliere, sempre, di afferrare quel che senti aprendo la bocca e mangiando l’aria. Con la pancia piena di vuoto. Con gli occhi pieni di sale. Ascoltami, porgendomi la tua mano di terra rossa e sangue. Di città lontane e grida che ti appartengono e segnano i tuoi passi prima ancora che tu possa posare i piedi a terra e iniziare, lentamente, a camminare
sotto bombe che esplodendo seppelliscono voci ed echi che riverberano dentro te e ti appartengono, come l’ombra alle foglie. Come le cenere ai morti. Perché questo è ciò che sei: la tua mano di terra e il tuo nome lontano.  Quante volte hai sperato di non sentire più sopra la tua testa, quel rumore di aerei dissonanti, quelle sirene ridondanti, che, senza sentimenti, esplodono senza possedere misura alcuna.
Oltreoceano, in quel varco di mare impregnato dal sangue, tu tremi.
È li che io ti ho amato, sovrastata dall’urgenza di vivere e sentire, nonostante il caos. È sconveniente a volte la vita che non si arrende.
Anche da qui.