Il magnetismo dell’inevitabile

Per il contest BluSuBianco – Muller

( Caterina dice che aspetta ogni mercoledì a partire dal mercoledì sera. Che è il suo piccolo momento di piacere. Io non mi faccio illusioni, però: dice tante cose. Quando arrivo ha già messo al loro posto i pezzi sulla scacchiera e i cuscini, visto che giochiamo sul pavimento e ogni partita dura un’ora o più. )
“Non tocca a me il nero” faccio, come ogni volta.
“Si invece” dice lei, accarezzando i suoi pedoni bianchi come se fossero un piccolo esercito del bene. “Io tengo i bianchi ma voglio che sia tu a iniziare”
Molte volte ci siamo ritrovate così, davanti a questi piccoli pezzi di legno levigati e precisi
ad aspettare in silenzio che accadesse qualcosa che fosse, almeno per una volta, diverso.
Molte volte ci siamo guardate negli occhi, in silenzio, ed abbiamo preso una decisione velata da
incertezze e paure.
Tocca a me muovere; io che non so iniziare niente dal nulla, io che aspetto sempre che sia
l’altro a fare la prima mossa. Prendo il mio pezzo dalla scacchiera con un gesto che porta con sé una solennità e una rassegnazione profonda. Lo sollevo, lo muovo. Senza riflettere.
Alzo gli occhi: ora tocca a lei.
Lei che nota quanto la mia scelta sia dettata dalla fretta di compiere il mio dovere per poter riprendere finalmente a respirare.
Chiude gli occhi, abbozza un sospiro, alza lo sguardo e mi fissa. Così.
Caterina sa essere molte cose, così tante che se dovessi cercare di decifrarla, impazzirei anche io.
Muove la sua pedina e intanto parla: “Hai pensato a ciò che ti ho chiesto?”
Le sue parole sono come la neve quando si stacca dalla cima della montagna; fredde e improvvise, sono nello stesso momento fluide e grevi, scorrono e travolgono ogni cosa per poi far ripiombare tutto in un silenzio che non sa fare a meno di tremare.
Prendo fiato guardando la scacchiera, faccio la mia mossa e le dico: “Si, ci ho pensato ma non credo tu abbia ragione, non questa volta”
“Dai?” mi risponde ironica. “Ultimamente sembra ti piaccia parecchio contraddirmi. Così credi davvero che sia possibile esimersi dall’amare una persona senza cognizione di causa? È questo che ti ho chiesto, no?”
“Si, è questo che mi hai chiesto” dico io.
“ Andiamo, non puoi sempre ricercare un perché nelle cose. E nemmeno dovresti ostinarti a farlo”
Tocca a lei muovere ma è così assorta nei suoi pensieri che sembra essersene dimenticata. Continua:
“È come pensare che, grazie alle tue cautele e ad un po’ di attenzione, riuscirai sempre ad evitare di finire con il piede in una pozzanghera. Non è possibile, è una di quelle cose che sono così inevitabili che ogni persona a questo mondo, prima o poi, ne fa esperienza. È il magnetismo dell’inevitabile”
In quello stesso istante Caterina fa la sua mossa. Ogni volta che mi dice qualcosa non riesco a non rimanere affascinata dal tono della sua voce, dalla pacatezza delle sue parole e dalla sicurezza con cui le riveste una ad una. Ogni volta, da quando la conosco, è così.
“Vedi, tu riesci sempre a chiuderti nel tuo pragmatismo stagno e non ti rendi conto che vivi un metro indietro rispetto alle tue stesse gambe. Davvero conosci qualcuno che non è mai finito con un piede in una pozzanghera? Mi piacerebbe conoscerlo questo signor piedi asciutti che, scommetto, porta sempre gli stivali da pioggia perché non si sa mai, giusto? Ah, gli uomini e le loro stupide cautele!”.
Ascolto le sue parole e cerco di concentrarmi sulla mossa che ora spetta a me. Lei intanto parla:
“Le cose a volte accadono e basta … così, semplicemente; si formano senza chiedere il permesso e senza che ci sia un motivo dietro a sostenerle. Ma questo non le rende meno importanti o meno credibili. Mi sembra quasi che dimentichi spesso il valore della spontaneità, quasi tu stessi li a calcolare ogni cosa, persino i sentimenti che ti sono dati di vivere.”
Prendo un pedone e faccio una mossa così platealmente stupida da costringerla al silenzio. “Non posso accettarlo, non riesco in nessun modo a pensare che ciò che sto vivendo è quel che tu vuoi chiamare amore. Non conosco questa persona abbastanza da poter dire di amarla e no, non sono d’accordo con te”. Le mie parole sono secche e brutali, come il ramo di un albero che ti sbatte sulla faccia quando stai correndo e non guardi bene dove vai.
Caterina alza gli occhi dal nostro piccolo campo di battaglia poggiato a terra e solleva gli angoli della bocca, sembra quasi stia sorridendo. “Dici? Se aspetti di riuscire a conoscere davvero una persona prima di poter dire di amarla allora, figlia mia, non amerai mai. Semplicemente perché non potrai mai conoscere qualcuno fino in fondo.” Solleva il cavallo come per muoverlo e poi si ferma a guardarmi “Non capisci che arriviamo alla piena conoscenza di noi stessi solo nel momento in cui moriamo? Perché solo allora non avremo altro con cui misurarci e non avremo più modo di agire ulteriormente. Ogni giorno ogni essere umano prende delle decisioni, e quelle decisioni ci dicono chi è. Non conoscerai mai nemmeno me fino al giorno in cui non sarò morta, solo allora potrai trarre le tue somme e dire chi sono stata io in questa vita. Vorrei tanto però che avessi modo di farmelo sapere “ .
La luce che filtra dalla finestra illumina i suoi occhi blu quasi fino a renderli trasparenti.
A volte credo che i suoi siano solo deliri, altre invece riesco profondamente a sentire quanta verità c’è nelle sue parole. Guardo l’orologio, manca ancora mezz’ora al termine dell’orario di visita. Quante cose ancora Caterina potrà dirmi, quante parole come fili di perle saprà regalarmi. Riusciremo ancora a dirci “arrivederci, a mercoledì prossimo”? O prima di allora potrò e dovrò dire chi lei è stata in questa vita? Trarre io le somme e dare un senso ad ogni ruga sulle sue mani? Ogni volta questo è il rischio che prendiamo: ci diciamo arrivederci e non sappiamo se sarà possibile, ma lei dice che bisogna vivere nella realtà e la realtà è che ora, in questo mercoledì d’autunno, lei porterà la sua regina bianca davanti al mio re e vincerà questa battaglia e io, ancora una volta, uscirò da qui con qualcosa in più: un piccolo piacere inevitabile.

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